Maria Carta

Data:
05 Settembre 2018
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Nasce a Siligo il 24 giugno 1934 in Via Brigata Sassari, da Giovanna Maria Delogu e da Antonio Carta, Maria Giovanna Agostina Carta: Giovanna perché nasce il giorno della festa di S. Giovanni e Maria Agostina per ricordare la nonna materna (sennorese di nascita).
Maria cresce serena fino all’età di otto anni, quando perde il padre per una grave malattia ed è costretta, come del resto tutti i bambini della sua condizione sociale, ad affrontare le fatiche quotidiane sia in casa sia in campagna. 
Fin da bambina mostra di avere una bella voce, lavora e canta, canta e lavora. Il suo primo pubblico è la gente del paese: le donne che assieme a lei raccolgono le olive, le donne che sarchiano il grano, le donne che lavano i panni al fiume, i pastori, i contadini.

Impara i canti natalizi e la messa in latino dal parroco del paese. Canta in chiesa durante le novene, nei riti della Settimana Santa e alle messe solenni. Poi inizia a cantare nelle piazze con i cantadores, considerati da sempre i pilastri del canto sardo. 
La madre si risposa con un impiegato del comune, e tutta la famiglia da Via Brigata Sassari si trasferisce nella nuova casa in via Vittorio Emanuele, una casa che oggi non c’è più, perché ha lasciato posto al monumento a lei dedicato dall’Amministrazione Comunale a nome del paese di Siligo e di tutti quelli che la hanno amata e stimata. Ed è proprio da una delle finestre di questa casa (come dirà in diverse occasioni), che Maria guarda spesso l’orizzonte immaginando oltre quella linea fra cielo e terra il suo futuro. Sogna un mondo dove potrà riscattarsi da quella condizione che lei e tutte le donne sarde vivono.
Nel 1957, a 23 anni, è eletta Miss Sardegna. Inizia così a delinearsi per Maria la nuova strada da percorrere. Il paese le diventa sempre più stretto, così nel 1958 lascia Siligo e parte per Roma.
Nel 1960 sposa Salvatore Laurani, uno sceneggiatore abbastanza noto nel mondo del cinema, e si stabilisce definitivamente nella capitale, ma ritorna spesso in Sardegna a raccogliere dalla viva voce degli anziani i canti, le poesie, le melodie e contemporaneamente studia e fa ricerca presso il Centro Studi di Musica Popolare dell’Accademia di S. Cecilia a Roma. 
In Sardegna collabora con Don Giovanni Maria Dettori, sacerdote silighese, studioso, esperto conoscitore della lingua sarda, dei canti, della poesia e lui stesso poeta riconosciuto nei più importanti Premi della Sardegna. Da lui impara il canto gregoriano e antiche melodie in lingua sarda.
La sua carriera inizia ufficialmente nel 1972 quando Ennio Morricone le fa incidere la sigla dello sceneggiato TV “Mosè”, anche se il suo primo disco “Paradiso in Re” esce nel 1971 e al quale seguono fra i più importanti “Delirio” e “Nuovo Maggio” (1973), “Dies irae” (1974), “Vi canto una storia assai vera” – un insieme di canti popolari e di protesta politica – (1976), “La voce e i canti di Maria Carta” I e II vol. (1977), “Umbras” (1978), “Aidiridiridinni” (1979), “Sonos de memoria” (1985), fino ad arrivare al suo ultimo CD, quasi tutto in italiano, “Le memorie della musica” (1993).

Maria canta l’amore, la morte, la gioia, il dolore attraverso antiche e magiche melodie. Il suo cantare, nato dalla necessità e alimentato dalla passione, diventa ben preso un impegno morale, un compito ben preciso da portare avanti. Con la sua voce unica, capace di suscitare forti emozioni, racconta sentimenti e nostalgie, le speranze di un popolo antico affinché tutti nel mondo ne conoscano la vera anima. Assume un profondo impegno politico in cui il canto diventa momento poetico di lotta, e con ragione le viene attribuito il merito di aver portato la tradizione popolare sarda ad acquisire valore universale. Di lei, il romanziere sardo Giuseppe Dessì scrive: “ Quando la sua voce calda e potente si alza e riempie lo spazio, si aprono infiniti orizzonti che scendono nella storia. Dopo aver conosciuto Maria Carta, ancora una volta affermo che i soli grandi uomini della Sardegna sono le nostre donne”. 


Nel 1975 pubblica in “Canto rituale – Roma Coines” una raccolta di poesie, di “storie” che rievocano certe suggestioni dell’Antologia di Spoon River. Nel 1976 è eletta Consigliere Comunale di Roma nelle liste del Partito Comunista Italiano. E in quegli anni si rafforza un rapporto, già esistente, di stima e di profonda amicizia con Enrico Berlinguer. Nel 1981, la nascita del figlio David, l’avvenimento più importante della sua vita, le ispira una delle più belle ninne-nanne da inserire nel suo repertorio. Ma Maria non è solo cantante, ricercatrice e poetessa, è anche protagonista di molti film e gode dell’amicizia di registi famosi come Pier Paolo Pasolini e Franco Zeffirelli. Interpreta in Francia la parte di Cecilia in “Storia di una comune rivoluzionaria” di Jean Louis Comolli. Fa la madre nel “Padrino Parte II” con Robert Deniro e Marlon Brando di F. Coppola. E’ Marta nel “Gesù di Nazaret” di F. Zeffirelli. Lavora in “Cadaveri eccellenti” di Franco Rosi e in “Padroni dell’estate” di Marco Parodi. Fa la vedova nello sceneggiato televisivo “Il passatore” (personaggio del Rinascimento) e poi interpreta ancora “Medea” con Valeria Morioni, di Franco Enriquez e S. Teresa d’Avila in “A piedi nudi verso Dio” (sulla vita del carmelitano spagnolo del ‘500 S. Giovanni della Croce).
Gira in India “Il reietto delle isole” di Giorgio Moser; ha un ruolo nel “Camorrista” di Giuseppe Tornatore, lavora nel film “L’isola di Grazia Deledda”, in “Disamistade” di Franco Cabiddu e in “Le mele marce” di Raffaele Festa Campanile. Recita nello spettacolo “Le memorie di Adriano” con Giorgio Albertazzi. Interpreta Grazia Deledda in un’importante trasmissione di Oliviero Beha.

E’ invitata dai fratelli Taviani perché interpreti la madre di Gavino Ledda nel film “Padre e Padrone”. Maria, una volta letto il copione, rifiuta la parte perché non ritrova nella rielaborazione del personaggio “la vera madre sarda”. Ma il cinema non è il mondo di Maria Carta, la sua passione di vivere resta sempre il canto. Ed è il canto che la porta da un successo all’altro. La sua celebrità passa le frontiere; è invitata a cantare nei più famosi teatri e cattedrali del mondo: dall’Italia in Germania, in Francia, in Svizzera, in Spagna, in Belgio e in altri paesi d’Europa fino ad arrivare al Bolscioi di Mosca e poi in America, in Africa, in India. Canta con Joan Baez e con Amalia Rodriguez. E’ invitata dal Presidente sovietico Micail Gorbaciov a Stoccolma per la festa del Premio Nobel. Dal 1980 al 1986 è spesso ospite in Francia dove diventa un mito. Tiene diversi concerti nel Palazzo dei Papi ad Avignone, canta nella basilica di S. Severin, all’Olimpia di Parigi e al Teatre de la Ville di Parigi. I giornali francesi Le Figaro, Le Monde, Humanité, Les Nouvelles Littéraires, Le Matin ne riportano i successi e la presentano come la voce che evoca l’anima di un popolo che arriva dalla madre latina e dal mare.
Dice François Regis Barbry: “Il est des femmes dont le talent, le visage ou la voix ont la perfection des symboles, l’évidence des drapeaux. Des femmes qui, à elles seules, représentent un pays. La France avait Piaf, et le Chili Violeta Parra, la Grèce a Irène Pappas, le Portugal Amalia Rodriguez. Une certaine Amérique Joan Baez. La Sardaigne c’est Maria Carta”. Il 17 novembre 1986 parte per il Perù dove tiene dei concerti a Lima. Si esibisce poi a New York, al S. Patrick a Manhattan, con un concerto di canti gregoriani, spirituals e melodie sarde. Il successo è travolgente e i giornali scrivono di quest’avvenimento per diversi giorni. Nel 1988 è alla cattedrale St. Mary di S. Francisco e poi a Filadelfia. Nel 1989 è ad Amburgo: in quell’anno muore la madre e scopre di essere affetta da una grave malattia, malattia che rende pubblica dopo qualche tempo al “Maurizio Costanzo Show”. Nello stesso anno si esibisce nell’Aula Magna dell’Università di Bologna in occasione delle celebrazioni del IX Centenario. Nel ’90 dalla stessa Università le è conferito l’incarico di docente a contratto di Antropologia culturale. Anche l’Università di Sassari la nomina per insegnare il metodo di ricerca sui canti popolari agli studenti. Nel 1991 il Presidente della repubblica Franceso Cossiga la nomina Commendatore della Repubblica italiana.

La malattia la porta spesso ad arrendersi, ma lei continua a lottare e partecipa a tantissime trasmissioni: è ospite di Maurizio Costanzo, di Pippo Baudo, di Gigi Marzullo, di Wilma de Angelis, di Red Ronnie, canta a S. Remo, partecipa al raduno musicale Icnos di Sedilo e il 29 maggio del ’93 Maria è a Siligo invitata ufficialmente dall’Amministrazione Comunale. I giornali sardi riportano la notizia dell’avvenimento. I manifesti affissi in tutto il territorio del Meilogu e in altri paesi vicini annunciano a caratteri cubitali: “Siligo incontra Maria Carta”.
Una giornata straordinaria per un incontro straordinario. Anche la natura vuol essere protagonista di un avvenimento così speciale: un intrecciarsi di colori, di profumi, di voci, di risa anima la piazza vestita a festa come non mai. “E’ un giardino incantato con tanti fiori, - dirà il Dott. Luigi Caturano, Provveditore agli Studi di Sassari - ma il fiore più bello è Maria Carta”. E’ la gente del suo paese che per la prima volta rende onore a Maria, creatura di Siligo, diventata ambasciatrice nel mondo del canto sardo. Ci sono proprio tutti, non manca davvero nessuno. “E’ fuori di ogni dubbio che Maria Carta ha dato a noi silighesi più di quanto noi non siamo riusciti a dare a lei; basti pensare a quante volte ha portato nel mondo il nome di Siligo. - afferma il Sindaco Gianni Rassu esprimendo il pensiero di tutti – E dunque l’incontro di oggi vuol essere un omaggio a lei ed alla sua opera, come segno di simpatia e gratitudine”. Esplode l’entusiasmo. I bambini della scuola materna sono i primi a rendere omaggio a Maria cantando in lingua sarda e recitando brevi poesie; poi i bambini della scuola elementare e infine i ragazzi della scuola media. Sono coinvolte anche molte mamme che intonano, in un’atmosfera piena di emozione, “Fizu su coro” testo tradizionale rielaborato da Maria Carta. Intervengono anche molte autorità. Viene ripercorsa la vita di Maria ricordando le sue straordinarie qualità di artista, il suo impegno politico e la sua determinazione nella lotta per l’uso della lingua sarda perché il popolo sardo diventi cittadino d’Europa a pieno titolo. Viene sottolineato il suo ruolo di donna: una donna semplice e dolce, ma allo stesso tempo con la grinta e la passione che ne caratterizzano il temperamento; una donna profondamente sensibile e incredibilmente forte che vuole essere protagonista e artefice del proprio destino, ma che ha un ruolo incisivo anche nella rivoluzione culturale della donna sarda. Emerge anche un altro aspetto, legato alle poesie raccolte in “Canto rituale” e vengono evidenziati il profondo senso e la gran forza di quelle composizioni che il professor Leonardo Sole, docente di Linguistica generale dell’Università di Sassari, definisce “racconti di vita”.

I bambini della scuola elementare vogliono sentire dalla viva voce di Maria il racconto della sua vita, della sua favola. Perché favola è. Angelica, Paola, Marco, Mariella, Antonio, Francesca, Antonella, Claudia, Elena, Sara, Marta, Francesca, Gian Franco, Giulia, curiosi le rivolgono domande sulla sua infanzia e sul suo lavoro. Vogliono sapere dei suoi giochi preferiti, quali sono le poesie che ama di più, quali le canzoni che preferisce cantare, cosa prova quando canta davanti a tanta gente, cosa intende per “Le memorie della musica”, cos’è Siligo per lei…. Maria si racconta con semplicità, ora ridendo divertita ora scherzando:
...Quando noi eravamo bambini le nostre mamme, che non volevano che noi stessimo al sole dalle due alle tre del pomeriggio, ci facevano correre dentro casa dicendoci che sa Mama ‘e su Sole usciva come un fantasma bianco e girava per tutto il paese. Allora c’era sa Mama ‘e su Sole! E io avevo una gran paura. Oggi, da grande, ricordo con tenerezza quei momenti della mia infanzia.Ricordo molti giochi e uno in modo particolare:
“Pisciriolu Maria Lughia. E chie l’ hat fattu? Franziscu Battau.
Cun sos calzones cosidos a ispau
e-i sa gianchetta de ite si siat!
Pisciriolu Maria Lughia
Lughia Maria”.
Ho incominciato a cantare alla vostra età, ma forse voi siete più fortunati. Io andavo a lavare nel fiume, a Biddanoa, e avevo molta paura…. Allora cantavo. Da Siligo facevo sa falada ‘e Melas a piedi, scalza, cun sa lama a cuccuru. Molte volte era pesante, ma io cantavo lo stesso. Poi ho cantato in chiesa, allora cantavamo tutti in chiesa: “Deus ti salvet Maria” e altri canti, Alcuni anni dopo ho lasciato la Sardegna e ho iniziato a cantare nei teatri di tutto il mondo, però non ho mai cantato senza prima ricordarmi che ero partita da qui, da Siligo. Quando canto davanti a tanta gente provo una gran paura, sempre! Per me è sempre la prima voce! Anche se canto da trent’anni. Sempre una gran paura, forse come quella che avete provato voi oggi.
Ho sempre cantato in sardo, anzi ho sempre detto che penso in sardo e poi parlo in italiano. Solo in quest’ultimo periodo ho cantato in italiano, voleva essere un omaggio a questo paese grande che è l’Italia e che mi ha sempre seguito e amato ascoltando le mie canzoni in lingua sarda.
Avere una bellissima voce, come voi dite, mi ha aiutato a cantare in sardo quando Mina cantava “Le mille bolle blu”.

Sono due le canzoni che amo molto e canto con più piacere: la ninna nanna e Deus ti salvet Maria, mentre le poesie preferite, essendo di Siligo, del paese di Gavino Contini, per me e penso anche per tutti i silighesi, sono e sono state quelle di Gavino Contini. “Le memorie della musica”? E’ una cosa semplicissima, ma molto importante. Tutti gli uomini, nel mondo, hanno un rapporto molto importante con la memoria musicale. C’è sempre un ricordo in ognuno di noi che, pur andando avanti negli anni, non si cancella: sono le memorie musicali della nostra infanzia. E per noi sardi, i suoni della Sardegna. Cos’è Siligo per me? Siligo di ieri fa parte della memoria, della mia vita, del mio modo di essere, del mio modo di camminare. Oggi mi sono resa conto che non sono mai andata via. Siligo di oggi è una Siligo allegra, piena di vita, che cammina, che sale, che porta con sé le memorie di ieri, ma affronta la cultura del domani. Sì, io da Siligo non sono mai andata via. Ho sempre camminato con Siligo, con tutti voi: con i vecchi che non ci sono più, con quelli che ho lasciato della mia età, con i piccoli che oggi ritrovo uomini, con voi che non eravate ancora nati. In quella finestra lassù io mi affacciavo, forse per vedere i miei domani, proprio quando ero bambina come voi; e poi sono cresciuta e sono andata via. Ho sempre ricordato quella finestra che mi portava lontano con la fantasia. 

C’è un velo di tristezza nei suoi occhi. Si crea forse il momento più tenero di tutta la giornata: volti, nomi e luoghi riaffiorano dal passato, immagini forse dimenticate dal tempo, ma non dal cuore. E’ fiera Maria nel mettere a nudo le sue fragilità, le sue paure, i suoi sentimenti, ma proprio da tutto ciò viene la sua grande forza, la sua tenacia, la sua ribellione: ha vinto tante battaglie e vincerà anche quella del momento, certamente la più difficile.

....Le mie paure di sempre! Oggi mi sento piccola e come sempre con le mie enormi paure. Sono partita da qui con la volontà di cantare e portare in giro per il mondo la nostra memoria, e penso di averlo fatto con molta dignità perché non ho camminato mai da sola.Ero presa per mano da voi tutti, da tutto quello che voi mi avete insegnato. E mi avete insegnato una grande cosa, che la povertà non è importante, ma è importante la grande dignità che ognuno di noi si porta dentro: la grande dignità di noi sardi, ma insieme anche le nostre paure.

Andare fuori per il mondo, inserirsi in una cultura non nostra e dare suono ai nostri canti non è sempre stato facile, perché si aveva la grande paura di non essere capiti. Quando pensavo che c’eravate voi vicino a me tutto diventava più facile. Ho girato il mondo a vostro nome, con Siligo sono arrivata fino alla cattedrale di S. Patrick a New York. C’era un solo sardo, quel giorno: era l’onorevole Corrias, console della città. Dopo che ho cantato la messa in latino e il ballo in lingua sarda, a lui dissi: “Sono felice di essere qui, non tanto per me, ma perché credo che se i silighesi mi potessero vedere sarebbero molto orgogliosi di me”. Io sono molto orgogliosa di voi. Vi amo molto! Io non ho mai lasciato Siligo e forse proprio per questo sono rimasta sempre me stessa, con le mie sofferenze interiori, con le mie paure di non essere capita, con il mio dolore di donna. Non crediate che sia stato tutto sole. Dentro di me c’era spesso un grande buio, mi portavo dentro il mio mondo interiore e quello di una Sardegna allora sconosciuta anche a me. Solo attraverso la sofferenza io sono riuscita a dare identità alla vita di noi sardi, alle nostre solitudini , ai nostri dolori, alle nostre attese di vita fatte di niente. Nel nostro mondo, nonostante le nostre vite fossero fatte di niente, avevamo la speranza di avere e di dare qualcosa. Io, piccola cosa, ho avuto vicino tante persone che mi hanno trasmesso la memoria. La nostra memoria! Perché essa viva bisogna farla uscire dagli archivi, farla danzare, farla cantare, perché attraverso il canto si diventa donne, i bambini diventano uomini, imparano a vivere anche la sofferenza, ma la vivono in un modo giusto, non in angoscia. Noi siamo un popolo che non fa vedere le proprie angosce perché le porta chiuse dentro, ma poi le canta, attraverso il canto balla, e attraverso il ballo vive. Io vi ringrazio. Vorrei tanto rimanere con voi, ma state tranquilli, perché ogni volta che parto non vi lascio: io sarò e vivrò sempre con voi….

Maria morì a Roma il 22 settembre 1994, ma per sua volontà riposa nel piccolo cimitero di Siligo, nella tomba di famiglia, nella sua Terra e fra la sua gente. Migliaia di persone, quel giorno, le resero omaggio a testimonianza dell’affetto e della stima che tutti le portavano. Una folla immensa, commossa, composta e silenziosa inondava le vie del paese come un fiume in piena. Un fiume… il fiume tanto caro a Maria, dove per tanti anni echeggiò la sua voce, il suo canto struggente; quel canto che anche oggi puoi sentire se…. ascolti con il cuore.

Maria Antonietta Seu Deiana 
Tratto dal libro Siligo, storia e società

Ultimo aggiornamento

Mercoledi 05 Settembre 2018